Umberto Peschi ultimo atto

Umberto Peschi, ultimo atto. A cura di Adriano Biondi, 2013.
Con 57 disegni inediti e una testimonianza di Lucio Del Gobbo.

Descrizione

57 disegni inediti presentati da Adriano Biondi.
Il ciclo di disegni erotici di Umbero Peschi è stata una breve parentesi nel contesto delle sue opere, ma anche, in senso temporale, la conclusione.
Realizzati negli anni ’90/’91.

Questo ciclo di disegni ha costituito una breve parentesi nel contesto della operatività di Umberto Peschi, ma anche, in senso temporale, la conclusione di essa. E se il disegno era stato un aspetto particolare e di particolare attrattiva nell’attività dello scultore maceratese, questo ciclo ha rappresentato una particolarità del particolare, per la tematica trattata, per il breve lasso di tempo entro cui fu realizzato, per il modo in cui fu prodotto, sotto la spinta di un autentico divertimento e d’un ritrovato piacere del “costruire”. In tutto questo è probabile che abbiano giocato un ruolo determinante la suggestione sessuale, la simpatia per qualche amica particolarmente ammirata e vicina (forse anche l’innamoramento), oltre che l’incalzante richiesta, sinceramente entusiasta, del suo amico Adriano Biondi, che ancora una volta aveva saputo scorgere in questa produzione un’assoluta coerenza di stile, un entusiasmo nuovo e senza cadute, e un’ironia inedita, certamente inconsueta per l’artista. Scrive Lucio Del Gobbo a questo proposito: “Per quanto mi ha riguardato, data l’assiduità con cui ho potuto seguire Peschi durante quel periodo (aveva sempre tenuto a farmi vedere i disegni man mano che li realizzava e prima che Biondi glieli togliesse di mano) la cosa più notevole e che ancor oggi ricordo con assoluta vivezza, era la gioia fresca che, specialmente all’inizio, questo tipo di dedizione gli procurava. Mostrandomi i disegni sogghignava divertito ma sommessamente, un po’ per schermirsi e un po’ per pudore (ché anche questo apparteneva alla sua semplice natura), dato anche il genere di tema trattato, intendendo gustare per sé la libertà gioiosa che il dedicarsi a quel ciclo gli riservava. Con la schiettezza che gli era propria, dopo aver realizzato il quarantottesimo disegno, l’artista maceratese disse agli amici più vicini d’essersi un po’ stancato e di ritrovare a fatica la vena iniziale. Di lì a poco concluse senza alcuna incertezza o nostalgia”.

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Informazioni aggiuntive

Anno di edizione

2013

Numero di pagine

65

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